
Francesco Boille su “Internazionale” di due settimane fa ha recensito La morte alle calcagna di Marko Turunen. Questo è il testo integrale del suo scritto: “Il finlandese Marko Turunen è una delle rivelazioni della scorsa edizione del festival bolognese di Bilbolbul. Un universo disturbato il suo, e tuttavia immerso in una sorta di poesia raggelata con esseri che sembrano mutanti di un mondo post-atomico con gli stessi luoghi, oggetti, modi di vita di oggi, tranne gli umani. Metafora ne è l’immaginario trasfigurato, grazie anche alla bicromia rosso e verde-fosforescente, proveniente dalla pubblicità, dai fumetti o dalle vecchie serie B, che da pop è giunto all’Apocalisse del trash. Ma se è un universo del riciclaggio, le immagini dell’autore hanno qualcosa di antico, da incisioni del XIX secolo. La descrizione, mediante istantanee rapsodiche, di microeventi legati alla quotidianità più prosaica e alle angosce più comuni, rende quest’opera una magistrale interpretazione della contemporaneità”. Grazie.


In other words, if this comic contained a lobotomizing device that shot from its page and penetrated your brain until no comprehension of the text were possible at any time, I'd still recommend it for Bruno's art. The inky effect is noticeable from the start, but as you begin to delve into it, you see how deftly Bruno manages variation of style within his character work, backgrounding and foregrounding despite the impressive amount of electricity the flat surfaces generate, sublimely confident choices when it comes to staging, particularly in keeping visual interest while building a scene out of mundane story elements. I can't even tell if this is a real place or an imagined, extrapolated Italy with its feuds and monster-like institutions leaning heavily into frame, but the gut feel of the moment to moment interactions roil across the page with power and intensity and counter-intuitive clarity.
Campo Di Baba is also a very fine short story. Vahamaki's dream-like tale starts in literal fashion with a child in bed dreaming. The child is awakened and then marched through a series of standard little-kid nightmares: the strange intruder at the breakfast table, driving a car, participating in an adult activity (drinking), being sick and cared after and then, finally, the impossible task, which occurs in the field in the story's title. Vahamaki works with an extreme economy of words and in shaded pencils; she has a lovely way of expressing gradations in emotion through facial expressions and grand gestures.
(...) "Brodo di niente" appare come una rappresentazione pessimistica del futuro della società italiana (e occidentale) o, meglio ancora, come l'estremizzazione di alcune tematiche politico-sociali che si sono innestate negli ultimi decenni nella crescita abnorme e nella deriva disumanizzante dei nostri agglomerati urbani. Come nei suoi lavori precedenti, l'umanità descritta da Bruno è fatta di personaggi ai margini della normalità sociale, spesso obbligatoriamente devianti o altre volte istintivamente e naturalmente ribelli. La visione dell'autore è in prospettiva, e cioè tende a raccontare un'altra realtà per meglio ragionare sulla presente condizione all'interno di quel mondo depresso e disperante che sono le periferie urbane e le desertificazioni delle comunità rurali.



internazionale/interblog
Canicola. Un nome così per una rivista, evoca chissà quali 'bollori' estivi ed eventualmente atmosfere tipiche dei paesi caldi. In realtà, aver scelto quello che è innanzitutto il nome antico della stella Sirio, come ricordava Edo Chieregato nell'editoriale del primo numero, sembra più una scelta di tipo evocativo - di miti e non solo - o sonora, come scrive ancora Chieregato nell'editoriale appena citato. Inizia così la recensione che Francesco Boille ci ha dedicato sul sito di Internazionale. Leggi il seguito qui.
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Con la pizza, l'olio e i formaggi,siamo stati invitati a rappresentare l'Italia al Salon Italia a Parigi. Se siete in città passate a trovarci, berremo assieme un bicchiere di olio di buona qualità.
Vi segnaliamo inoltre una recensione a Campo di babà di amanda Vähämäki qui.
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