

E’ la storia d'amore tra G-Grattugia, la donna capace di polverizzare tutto con lo sguardo, e l’Intruso un nano con gli occhi da alieno: quasi un diario della vita di coppia, attraversata da momenti di tenerezza, da desideri e da piccoli mali, ognuno dei quali trasfigurato fino ad assumere contorni misteriosi e minacciosi. Un racconto post-moderno e ipnotico in cui l’incontro tra generi lontani ci restituisce la realtà, anche la più banale, sotto una luce inedita. Lo stile del disegno, potente e sintetico, rimanda alla tradizione dei supereroi, proiettandola verso le atmosfere surreali di David Lynch. Marko Turunen ha appreso alla perfezione alcune regole dell’iconografia supereroistica e così, filtrando Jack Kirby con situazioni e microcosmi in esplosione, interpreta frammenti di un quotidiano da scrutare. La sua è un’allegoria sul superomismo dell’esistere, resa attraverso piccoli aneddoti drammatici che si susseguono vignetta dopo vignetta con ritmo secco e scansione lapidaria. Ogni immagine restituisce una interpretazione del reale, mostra e congela oggetti, momenti, luoghi sospesi che normalmente sfuggono alla vista distratta del vivere.
L’occhio dell’autore distilla un trampolino narrativo fotogra- fandolo da un punto di vista privilegiato ma laterale, mai scontato. Si tratta di haiku visivi, di un sentire attraverso un immagine e un testo conciso. Siamo di fronte ad una poesia dello sguardo che ci restituisce una “pedagogia della curiosità” quale elemento fondamentale dell’esistenza. La morte alle calcagna non racconta la vita ordinaria dei Supereroi o di supereroi, ma qualcosa di ancora diverso. E’ uno scavo metaforico sulla vita di tutti i giorni che rende stranianti cose che crediamo di conoscere benissimo. Turunen utilizza il linguaggio con efficacia facendo incontrare un disegno ad altissimo voltaggio visivo, e situazioni minime ma colte con tenerezza. E tutto è reso dal suo incredibile talento di disegnatore, che gli permette di creare fotogrammi di rara potenza evocativa, icone visive, veri e propri manifesti pop, commentati da testi che ci permettono di entrare nelle vite dei personaggi con una leggerezza ed una precisione davvero unica. Un libro sensazionale che dietro l’apparente distacco formale e l’ossessiva ripetitività narrativa, svela una storia classica nei contenuti e nel disegno capace di rinnovare la nostra consapevolezza sulle potenzialità del fumetto e su quelle della nostra vita.
Un giorno Amanda si é presentata con un quaderno a spirale. Era un quaderno nuovo, che non le avevo mai visto. Mi mostra le prime 15 pagine di una storia, si capisce che sarà una storia lunga.
Qualche settimana più avanti le pagine sono diventate 25, poi 40. Poi, dopo una piccola pausa la storia si ferma a 60 pagine. Un libro in una sola copia.
I disegni sono la malattia dei fogli, che si sporcano, si rovinano, si graffiano.
A volte, passando per questa malattia si arriva a qualcosa che noi chiamiamo bellezza.
Ne vale la pena di devastare questi fogli, che bianchi sono cosi' belli?
Sterminare le possibilità meravigliose scegliendone una, una soltanto?
Abbiamo pensato che questo libro vi sarebbe potuto piacere, cosi' ne abbiamo stampato un po' di copie anche per voi. Lo potete richiedere in fumetteria, o direttamente a noi, o potete cercarlo in qualche fiera del fumetto. Come vi viene più comodo. Se lo doveste leggere, fateci sapere cosa ne pensate, ci farebbe piacere.

Nel libro c'è unità di tempo e azione, come una esperienza raccontata in presa diretta. E' una modalità narrativa molto particolare. Potresti spiegarci come hai lavorato?
Ho cominciato a pensare alla storia a luglio in un treno regionale fermo da quindici minuti per dei motivi ignoti tra Camogli e Recco. Il finestrino era cosi’ sporco che non riuscivo a vedere il mare. Volevo disegnare qualcosa che mi facesse ridere. Ho fallito miseramente come in tutte le mie grandi imprese, perche’ il libro che n’e’ uscito fuori non fa molto ridere, anzi.
All’inizio avevo le idee chiare solo su una cosa: tutto quello che racconto deve essere vero. La storia in se’ e’ nata molto velocemente, ma non ho voluto scrivere una sceneggiatura, perche’ il disegno non sarebbe stato poi cosi’ immediato. Mentre disegnavo sapevo benissimo cosa sarebbe successo nella storia, ma il come l’ho voluto decidere disegnando spontaneamente senza avere paura degli errori.

Stai terminando, in questi mesi, il tuo ciclo di studi all' Accademia di Belle Arti di Bologna. Che tipo di influenze pensi di aver raccolto studiando arte? Ti sei mai interessata ai metodi di scrittura surrealista?
Me l’hai chiesto apposta perche’ ho sempre fatto finta di studiare e non so niente sull’arte. A quindici anni scrivevo delle parole a caso su un foglio, le ritagliavo e le ricomponevo. Diventavano delle poesie sicuramente molto banali, non me ne ricordo neanche una, era un periodo confuso. Campo di baba’ non e’ assolutamente un tentativo di scrittura automatica a fumetti. Anche se ho disegnato direttamente senza sceneggiatura sapevo sempre che stavo raccontando, e volevo raccontare in una maniera limpida e accessibile a tutti.

Ma tu con gli animali ci parli davvero?
Di solito non ci parlo. Ogni tanto comunico al cane che porto fuori che mi fa girare i coglioni. Lui non risponde
Ci parleresti dei bar, o meglio delle bettole nelle quali finiamo sempre? Adesso che non abito più a Bologna non ho più i soliti bar dove andare , e mi mancano. La latteria in Piazza Santo Stefano, soprattutto, mi dispiace che l' abbiano chiusa , era un gran posto…
Secondo me ci finiamo sempre perche’ siamo due fessi alcolizzati squattrinati. Adesso a Bologna la situazione e’ tragica, e ho paura che prima o poi tutti i bar meravigliosi vengono invasi dalla gioventu’ odiosa. Nelle vere bettole c’e’ una grande possibilita’ di dialogo con diversi personaggi strambi. Due giorni fa un vecchio freak mi ha raccontato quanto sia doloroso partorire, soprattutto per la specie umana, e che tutte le altre specie di mammiferi soffrono molto meno. C’e’ anche la consolazione momentanea di una bottiglia di birra M. Nel libro non volevo cercare di consolarmi in nessun modo, infatti la vera natura dell’alcool si fa subito sentire.

Amanda, quando ci trasferiremo tutti nella grande casa a forma di dente al limite del deserto bianco, e non faremo più fumetti ma giocheremo tutto il giorno con i cani…a quel punto a cosa ti dedicherai nel tempo libero?
Sono molto pigra, e se posso non fare niente, non faccio niente, anche quando non posso non fare niente preferibilmente non faccio niente lo stesso. Mi dedichero’ alla vita da vitelloni.
Grazie per le risposte, ti voglio bene.
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