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IL GRANDE VUOTO



Nel numero di marzo de “Lo straniero” segnaliamo Il grande vuoto: uno speciale con un testo ed una lunga intervista (a cura di Liliana Cupido e Edo Chieregato) ad Anders Nilsen, Paul Hornschemeir e Kevin Huizenga. I tre autori americani saranno presenti a Bilbolbul. Festival internazionale di Bologna dal 5 al 9 marzo 2008. Di seguito una piccola anticipazione.

Il modo di essere e di agire di alcuni tuoi personaggi rimandano fortemente a quello che Heidegger definiva il senso di “gettatezza” dell’uomo nel mondo. Nei punti salienti di Big Questions è proprio come se i personaggi si scoprissero, impotenti, gettati a vivere. Qual è il pensiero che sta dietro questa rappresentazione?
Anders Nilsen: Probabilmente è proprio così che penso sia il mondo. Credo che il nostro senso di azione su di esso sia essenzialmente un’illusione. La libera volontà è un’illusione. Certo un’illusione piacevole, e anche abbastanza convincente, se non addirittura necessaria, sul piano del vivere quotidiano. Ma il contesto in cui agiamo o non agiamo, il mondo intorno a noi, il nostro patrimonio genetico, l’ambiente, la storia, la cultura, la temperatura esterna, quel che abbiamo mangiato ieri sera per cena, ecco tutto questo esercita su di noi una pesante influenza. Trovo che sia naif e anche un po’ arrogante pensare di poter ignorare il contesto in cui ci si trova e di poter fare scelte senza costrizioni. La figura più simile a questo tipo di visione potrebbe essere un malato mentale, o una persona come “l’idiota”. Le sue azioni e reazioni sono imprevedibili, e sottesamente misteriose, non perché sia più libero di altri personaggi, ma solo perché il suo cervello è sintonizzato su regole leggermente diverse dalla norma. Non è consapevole di come interagire con il mondo nel modo in cui lo sono gli altri, e in più non è preoccupato di frenare o controllare le conseguenze delle sue azioni come accade a quasi tutti gli altri. Per cui, infine, il fatto che i personaggi siano “gettati a vivere” lo considero come un dato di partenza, mentre ciò che più mi interessa è indagare quel che fanno una volta gettati lì.

postato da canicola + lunedì, 03 marzo 2008 + link + + tag: interviste, collaborazioni

UN'INTERVISTA AD ANDREA BRUNO



Molti creano un personaggio e poi ti dicono che, anche se non lo raccontano, sanno tutto di lui, della sua famiglia, quello che pensa, che libri ha letto… A me questo non piace, mi affascina invece l’idea di raccontare degli estranei. C’è quasi un’intimità nel fatto di disegnarli a letto o mentre mangiano, e insieme c’è il piacere di sapere che restano inafferrabili.

Andrea Bruno è intervistato da Alessio Trabacchini su exibart.

Inoltre: la mostra "Andrea Bruno - anni luce" alla Galleria Miomao si chiuderà il 28 novembre e nei giorni 30 novembre - 3 dicembre 2007 sarà visitabile presso lo stand della Galleria (Padiglione D, stand n. 20) alla Fiera di arte moderna e contemporanea Immagina di Reggio Emilia.

postato da canicola + venerdì, 23 novembre 2007 + link + + tag: eventi, interviste

CHIHOI


Nato nel 1977 a Hong Kong, Chihoi Lee ha collaborato con fumetti, illustrazioni ed articoli a varie testate locali. In Europa, oltre a partecipare all'antologia Comix 2000, ha pubblicato il racconto Mare sul numero 4 di Canicola. Fra le sue altre pubblicazioni, il libro Still Life di cui sopra la copertina. Electrocomics ne ha pubblicato una versione in pdf , scaricabile in questa pagina. Chi fosse interessato a ricevere il suo libro (in cinese con traduzione inglese), ci puo` scrivere.

Una recentissima intervista a Chihoi, si trova sul sito Chikasha.com, qui.

Il suo sito internet: www.chihoi.net

postato da canicola + mercoledì, 09 maggio 2007 + link + + tag: interviste, collaborazioni

UN' INTERVISTA SU FLASHFUMETTO.IT

Quando avete fondato "Canicola", qual era il vostro scopo iniziale? Avevate già in progetto di portare in Italia autori stranieri qui inediti eppure internazionalmente riconosciuti?
EC: Lo scopo iniziale di "Canicola" era fare una rivista che ci fosse piaciuta in tutto e per tutto. L’inserimento e la volontà di pubblicare autori internazionali inediti è venuta successivamente ma in maniera naturale.
GM: Dare visibilità ad un modo alternativo di intendere il fumetto.
AB: Lo scopo di "Canicola" era creare una rivista e formare un gruppo di autori. Ci tenevamo a fare qualcosa che non esistesse già. La scelta di pubblicare gli stranieri è giunta molto più tardi, soprattutto dopo che abbiamo cominciato a frequentare alcuni festival all'’estero.
MS: Mi associo alla risposta di Edo, la prima parte fino al punto, anche perché l’ha copiata da una mia risposta ad un altra intervista...


Tutto il resto si puo` leggere qui.

postato da canicola + martedì, 06 marzo 2007 + link + + tag: interviste

storia di uno che andò in cerca della paura

storia di uno che andò in cerca della paura di giacomo nanni coconino press

Sul sito di Flashfumetto Giacomo Nanni parla dei suoi lavori e del suo libro appena uscito per Coconino Press in un'intervista a cura di Samantha Luciani, leggibile cliccando qui.

postato da canicola + venerdì, 17 novembre 2006 + link + commenti + tag: interviste

amanda vähämäki su forresten



Dopo la collaborazione di Andrea “amazing” Bruno del numero scorso, su questo numero 21, l’ultimo di Forresten, rivista norvegese prodotta da Jippicomics, c’è una storia di Amanda Vähämäki, finlandese di Bologna. Nella rivista,  la 21, c’è anche una storia di Manuele Fior, italiano di Oslo, che era presente anche nel penultimo numero, il 20esimo, che conteneva una storia di Andrea Bruno, catanese di Bologna. La copertina è di Rui Tenreiro: norvegese del Vermont?

Qui sotto alcune tavole dalla storia di Amanda (clicca).

   

Per rimanere un po’ in tema vi segnaliamo su Fumo di China n.141, attualmente in edicola, uno speciale di Davide Calì intitolato Il fumetto venuto dal Nord con piccole interviste ad Amanda, Jenny Rope della rivista finlandese Napa, e Jason.
Infine cliccando qui trovate Infanzia finlandese di Giacomo Bottà, un altro specialino con intervista ad Amanda e recensione a Campo di babà.

postato da canicola + sabato, 22 luglio 2006 + link + commenti (2) + tag: interviste, collaborazioni

comicus

disegno di giacomo monti

Il sito www.comicus.it ospita da qualche ora  fra le sue pagine lo SPECIALE CANICOLA: NUOVE FRONTIERE ALTERNATIVE, a cura di Giovanni Agozzino e Davide Scagni. Si tratta fondamentalmente di una lunga intervista, abbastanza sofferta, che è costata anche un diverbio telematico fra due dei canicoli coinvolti. Ma i risultati (buoni) si vedono. Ne approfittiamo per ringraziare i due intervistatori. Buona lettura.

postato da canicola + giovedì, 22 giugno 2006 + link + commenti (2) + tag: interviste

una domanda per Gipi

di Giacomo Nanni

Come qualcuno avrà avuto già occasione di notare sul sito Baci dalla Provincia, Gipi ha disegnato una storia per il numero 3 di Canicola, che è in uscita per marzo e che presenteremo in Italia durante il Napoli Comicon. Ho pensato di porgli un’unica domanda a proposito di questa storia, intitolata I due funghi, che come Gipi ha già preannunciato, prelude ad un ciclo più ampio di racconti a cui ha già iniziato a lavorare.

disegno di Gipi

G.N. Durante un workshop a Bologna l'anno scorso, hai parlato di una tecnica particolare che utilizzi per esercitarti nel disegno dal vero: disegnare con la parte destra del cervello. Secondo questa concezione, chiunque ha la possibilità di approcciarsi al disegno dal vero, facendo leva sull’innata capacità, della nostra parte destra del cervello appunto, di "vedere le cose" senza troppi pregiudizi formali. Per chi non sapesse spiego: fra le funzioni della parte destra vi è ad esempio quella dell'osservazione immediata della collocazione di un oggetto rispetto ad un altro, oppure della relazione di una parte rispetto all'intero, o quella della sintesi, cioè l'unione di diversi elementi a formare un tutto, contro la funzione analitica della parte sinistra che tende alla soluzione dei problemi per gradi, affrontando un aspetto per volta. Queste funzioni della parte destra possono essere esercitate correttamente e permettono di disegnare davvero le cose senza averlo mai fatto prima. Una sorta di sguardo lucidissimo sulla realtà esterna, che prescinde totalmente da qualunque tecnica tradizionale di disegno dal vero. Ora, è anche vero che la funzione della parte destra, prediligendo una comunicazione non-verbale, esclude l'utilizzo delle parole per descrivere e definire, perchè è la parte sinistra ad occuparsene. Penso però ad esempio a "La storia di Faccia", dove ad un certo punto Faccia, il personaggio, si rivolge direttamente a te, l'autore, per dirti: "Fai troppe chiacchiere. Ti dilunghi. Devi imparare ad essere sintetico. E' un'arte, sai? La sintesi è un'arte."
E volevo quindi chiederti se esiste una analogia fra il disegno con la parte destra e la tua maniera di affrontare racconti brevi ispirati a fatti reali, come ad esempio I due funghi, che hai disegnato per Canicola 3.

Gipi: Non voglio prendere meriti che non ho. Ho studiato e utilizzato il metodo di disegno con la parte destra del cervello (imparato studiando “disegnare con la parte destra del cervello" di Betty Edwards) per alcuni anni, ma è da molto che non lo utilizzo più. Negli anni in cui studiavo il metodo disegnavo tutto. Dai campi intorno a casa mia, con le case e gli alberi, alle cicche spente nei posacenere, ai visi degli amici.

disegno di Gipi
La prima volta che ho utilizzato il metodo nel disegno dal vero all'aria aperta ho avuto una rivelazione. Come se non avessi mai visto il mondo. C'era un albero (e avevo disegnato molti alberi mentali in passato) che era un superalbero. I rami erano una gioia complessa di linee. Guardando "davvero" alle forme ne scoprii la magnificenza. La bellezza del mondo visibile. Questa bellezza ha incrinato (allora) il novanta per cento delle mie sicurezze e mi ha avvicinato ad un concetto di contemplazione che non conoscevo. Se si percepisce la complessità e la bellezza che in questa complessità di forme risiede, del mondo e delle cose non si può che ridimensionare se stessi e intraprendere, necessariamente, un percorso che porta a scomparire. Da ragazzo non lo immaginavo, miravo all'opposto, ma ora credo di conoscere il valore del non esserci. Dello scomparire appunto. E' un discorso complesso. Diciamola così, nel modo più scemo: quando disegno e "sto disegnando" faccio quasi sempre cagare. Quando disegno e "non ci sono" faccio buone cose. Questo atteggiamento di "ritirata" lo si può applicare a tutto. Al ritmo del racconto, alla scelta delle parole ed alla loro quantità. In sostanza, forse, si tratta del "dire una cosa" e non del "dire la mia". Naturalmente, nel "dire la cosa" finisce per esserci pure il "dire la mia" ma cerco di limitare questa commistione al minimo. Per capire meglio questa parte consiglio la lettura de "la trilogia della città di K" di Agotha Kristoff. Nello specifico della prima parte del libro: "Il grande quaderno".
disegno di GipiOra però, scusa se mi sono allontanato dal tema, non faccio più molto esercizio e utilizzo poco il metodo di visione. Voglio però sperare che mi sia rimasto nel corpo ed entri in funzione in modalità automatica. Nello specifico di una storia come "i due funghi" posso dire di aver utilizzato il metodo nel disegno dei funghi (anche se in modalità contaminata) ma sopratutto nel guardare ai sentimenti. Provare a vedere i sentimenti provati per quello che sono e non per quello che dovrebbero essere per entrare nel "catalogo dei sentimenti" è molto difficile e (naturalmente) doloroso. Si potrebbe parlare (per fare gli strani ai massimi livelli) di "introspezione con la parte destra del cervello". Dove si vanno a vedere i propri sentimenti come forme crude. Nel metterli sul racconto, poi, mi trovo a stare attento alle trappole romantiche (e ci cado comunque) e ad ogni tipo di autocelebrazione/gratificazione
(e cado di nuovo).
disegno di Gipi

 

E poi, e questo è importante, per lavorare in autobiografia occorre vedersi come burattini grotteschi meritevoli di compassione. Ci si deve voler bene abbastanza da prendersi per il culo alla morte. Si deve, secondo me, guardare a noi stessi come al miglior amico dell'adolescenza. Con amore spietato e voglia di ridere. Per questo, credo, ogni volta che entro nel racconto autobiografico mi trovo ad avere anche parti buffe. Quello lì (quello di cui racconto le vicende) è spesso goffo e ridicolo. Ha una presenza fisica ridicola, pochi denti e cade sempre in errore. Quello lì, sono io, naturalmente, ma lo dimentico durante il lavoro. Tu, Giacomo, lo sai perchè mi hai visto farlo, ma spesso leggo le mie storie di un certo tipo (i due funghi è una di queste) ad alta voce e me le rido. Non ho veramente memoria del fatto che parlano di me e dimentico che quel buffo ometto buttato nel mondo sono davvero io e che tanto mi somiglio. Allora lo guardo fare le cose e dire stupidaggini e mi fa sorridere. Gli voglio bene. Molto di più di quanto non voglia bene alla sua versione in carne e ossa. A volte, penso che per fare un buon racconto si debba essere spaccati almeno in due: una parte è sicura di se ed egocentrica al punto da pensare che ci sia "bisogno" delle sue storie e della sua visione del mondo. L'altra invece si considera nulla. Un fallito infame e bugiardo. Fosse per lui, si passerebbe il tempo a insaponare la corda per l'impiccagione (è codardo, insapona ma non usufruisce). Durante la lavorazione le due parti si combattono e generano la storia. Ognuna modifica l'idea avuta dall'altra. Il risultato è che spesso sono costrette entrambe a ritirarsi e lasciano spazio a un terzo personaggio ancora da identificare, uno che lavora in silenzio e non si firma neppure.

disegno di Gipi

Un'anteprima del racconto I due funghi si può trovare cliccando qui.
Il racconto La storia di Faccia fa parte dell'antologia Esterno notte, edita da Coconino Press.

postato da canicola + giovedì, 16 febbraio 2006 + link + commenti (1) + tag: interviste

una microintervista a Giacomo Nanni...
disegno di giacomo nanni

...si trova sul blog di Claudio Stassi, Nero_su_Bianco, e fa parte di una serie di post nei quali diversi disegnatori rispondono ognuno alle stesse micro-domande.
Grazie Claudio! L
a si può leggere qui.

postato da canicola + giovedì, 19 gennaio 2006 + link + commenti (3) + tag: interviste

lo spazio bianco

Lo spazio bianco e' lo spazio tra una vignetta e l'altra, dove l'occhio non si sofferma, dove i fumetti sono tutti uguali. Lo Spazio Bianco è anche uno dei più importanti portali dedicati al fumetto in Italia. Nelle scorse settimane abbiamo rilasciato un'intervista ad Ettore Gabrielli, che Lo Spazio Bianco l'ha fondato all'incirca 3 anni fa: si intitola Canicola, i binari del fumetto e la potete leggere qui. Rispondiamo a domande come questa: Il vostro esordio come editori di voi stessi non è passato inosservato, suscitando attenzione, apprezzamenti e critiche, ma sicuramente producendo - nel piccolo spazio che ha il fumetto sperimentale in Italia - una interessante discussione. Non male come esordio, non trovate?

postato da canicola + venerdì, 04 novembre 2005 + link + commenti (2) + tag: interviste

 



Canicola n.5
Autunno 2007
80 pagine b/n spillate
italiano/inglese €10



Chihoi - Hung Hung
Il treno
88 pagine b/n
brossurato
italiano/inglese €12



Andrea Bruno
Brodo di niente
80 pagine, b/n
brossurato
italiano/inglese €12



Marko Turunen
La morte alle calcagna
96 pagine, bicromia verde/rosso
brossurato €12



Canicola n.4
Autunno 2006
192 pagine b/n
brossurato
italiano/inglese €18



Canicola n.3
Primavera 2006
80 pagine b/n spillate
italiano/inglese €10



Canicola n.2
Autunno 2005
80 pagine b/n spillate
italiano/inglese €10



Amanda Vähämäki
Campo di Babà
64 pagine b/n
brossurato
italiano/inglese €8