
Dialoghetti sul fumetto:
di
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Che cos’è il fumetto?
È un vizio. Quando ti prende ti rovina

Di che cosa parlano le tue storie?
Le mie storie sono delle fiction. Succedono continuamente così tante cose, anche in prima persona, che non basta raccontare, il canale giusto per renderle interessanti è lavorarci sopra, storie che siano Storie con la maiuscola. Un lettore vuole fumetti basati su sceneggiature forti, vuole essere trasportato, vuole piangere e sorridere, vuole essere dentro le storie, vuole che qualcuno gli evochi dei sentimenti e dei ricordi. Vuole interagire, scoprire nuovi modi di raccontare anche la più semplice delle cose. Non vuole leggere cose banali. 
Nel tuo albetto Ratti prediligi quasi ossessivamente i primi e i primissimi piani che contrapponi allo sfondo spesso vuoto oppure alterni con panoramiche del paesaggio o altri dettagli. Le figure, le ambientazioni, sono scarne ed essenziali, forse per non distrarre troppo dal racconto. Mi spieghi le tue scelte stilistiche?
Avresti dovuto vedermi, Edo. Appena ho letto questa domanda mi sono messo a risfogliare Ratti come se fosse stata la prima volta che lo leggevo.Oddio… bella domanda… le mie scelte stilistiche… guarda, Ratti è nato un po’ per gioco. Ho iniziato a disegnare a pennino libero avendo in mente una vaghissima idea di dove potessi andare a parare. L’ho disegnata e poi a posteriori ho deciso di spezzare la storia in due tronconi, ho optato per un montaggio ciclico che funziona molto bene. A metà c’è una forte pausa, tutto si calma in una specie di magia della periferia, dove tra palazzi e discariche il tempo si riavvolge e la storia ricomincia. Mi piaceva anche l’idea che il lettore rimanesse per un attimo spaesato, lo volevo costringere a riprendere in mano la storia, a tornare indietro, a capire, quasi avesse davanti un rebus o un numero de

Una cosa che mi piace parecchio dei tuoi fumetti è la modulazione che fai dello scorrere del tempo, il ritmo che decidi per
Possibile. Ammiro molto Seth. I suoi libri sono molto interessanti. Ho in mente già delle storie prive di dialoghi. Mi affascina esplorare il campo di un fumetto muto. Portare al massimo la potenzialità dell’immagine e delle vignette. Spesso per raccontare basta caricare dei tratti di un volto, presentare le personalità di un personaggio attraverso particolari accentuati. Ne Gli Ultimi Giorni Del Pitbull ho spinto molto su questa cosa. La maggior parte dei personaggi ha un volto degno del più lucido Lombroso. Si può comunicare anche con panoramiche molto aperte, campi lunghi alternati a primissimi piani, montaggio alternato ecc. L’ambientazione ha un ruolo fondamentale per il mio lavoro.

Che rapporto hai con le possibilità tecniche ed espressive del computer?
Per darti un’idea, è da un anno che mi voglio fare un sito e ancora non ci sono riuscito. Uso Photoshop per dare i grigi, uso solo una piccolissima percentuale delle potenzialità del software. Ma mi va bene così. Voglio usare la china e i fogli, mi piace avere un contatto fisico con quello che faccio. Quando mi capita di avere davanti delle tavole originali le guardo, le tocco, le ruoto, voglio sentire dove l’autore ha messo le mani. Una volta ho fatto così con delle tavole di Breccia, in estasi me le ripassavo millimetro per millimetro come fosse stato un libro in Braille. Per poco il proprietario non mi tagliava le mani. Con il digitale verrebbero meno queste cose, ma non escludo in futuro di poter passare ad altre tecniche lontane da quelle tradizionali. Sono molto aperto in questo senso. Penso a Rosa di Strada di

La tua narrazione è concisa, mi sembra che tu riesca ad andare dritto alle cose che vuoi raccontare. Ti va di parlarmi un po’ de Gli Ultimi Giorni Del Pitbull?
È una storia di lividi che quando li tocchi fanno male, di tagli profondi alle mani, di cicatrici che faticano a rimarginarsi. Ognuno di noi ce le ha e non vorrebbe più sfiorarle. E almeno una volta nella vita si è provato a scalare una parete liscia con convinzione e perdere la presa a mezzo metro dall’obiettivo. Naturalmente in Pitbull tutto questo è portato all’estremo. È la storia di un uomo che vuole ancora dire qualcosa, sa di poter fare la differenza ma l’orgoglio e la passione gli giocano un brutto scherzo, di quelli memorabili visto che ci lascia le penne. È anche un tributo al pugilato, sport crudo e vivo, dove puoi contare solo sulle tue forze e possibilità. Da sempre la boxe è stata fonte di ispirazione per la letteratura, il cinema e il fumetto perché più di ogni altro sport si avvicina alla vita, è una perfetta metafora dell’esistenza umana. Un pugile vive sul ring, vive per il ring. Il tutto sta a come raccontarla. Per questo ho scelto tempi molto lenti, dilatati, inquadrature fisse, ho voluto creare delle atmosfere immobili come mezzo che trasportasse il lettore all’inevitabile finale. La suddivisione in capitoli scandisce i giorni, crea una narrazione a scompartimenti stagni autonomi ma allo stesso tempo legati l’uno all’altro. Spero di essere stato esaustivo. Scusa ma adesso devo andare a stirarmi i calzini.
Robe da taccuino

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Francesco Cattani ha un sito: i sezionati.
Nicola
di Andrea Bruno

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una recensione di Tom Spurgeon
Tom Spurgeon, giornalista di The Comics Journal, è tra le penne più attente al fumetto sperimentale e minimalista. Fra le altre cose, è stato il curatore per Fantagraphics, degli undici volumi che raccolgono l'intera serie di Pogo, inoltre ha scritto assieme a Jordan Raphael il libro Stan Lee and the Rise and Fall of the American Comic Book. Mercoledì scorso, sulle pagine di The Comics Reporter, ha recensito il numero uno di Canicola.
Puoi leggerlo QUI.
Dialoghetti sul fumetto: Alessandro Tota
di Edo Chieregato
Alessandro è spesso inquieto. L’ho incontrato l’altra mattina, quasi per sbaglio, sotto casa mentre andavo a comprare il burro. Come sempre era in ottima compagnia. Aveva trascorso la notte con una delle sue amiche, bella ed elegante, eppure era serio. Come accade in questi casi gli ho chiesto se voleva venire da me a mangiare un po’ di burro e a bere una spremuta di cactus. Lui ha accettato.
Alessandro “è un bravo ragazzo” come mi ha detto una volta Giacomo Nanni. Alessandro ama l’avventura. E’ un equilibrista, un baro in bilico tra intelligenza e demenza. Tra l’essere sopraffatto dal proprio ego ed eterno bisogno di consolazione.
Mentre mangiavamo abbiamo chiacchierato un po’. Poi ci siamo lavati i denti per bene e Alessandro ha aperto la custodia della chitarra. Io pensavo si mettesse a cantare le sue canzoncine invece ha tirato fuori una collezione inquietante di oggettistica sadomaso. Cinghie, corpetti in pelle, vibratori anali bitesta, tutta merce che gli ha spedito il Monti dall’Albania. Ne ho approfittato subito, e ho frustato un po’ Alessandro. Verso mezzogiorno Alessandro se ne è andato. Fischiettava e così ho potuto mettermi a leggere il giornale senza sentirmi in colpa. Il testo di seguito è una sintesi delle cose che ci siamo detti.
Cosa è il fumetto?
Una forma di scrittura fatta di segni su carta, più preciso di così non so essere.
Di cosa parlano i tuoi fumetti?
In genere ci sono personaggi incapaci di affrontare le situazioni che si pongono di fronte a loro. Forse di questo.
Nei tuoi appunti estemporanei c’è tutto il tuo essere demente ed istrionico. Come vivi il rapporto tra personalità e disegno? Sensibilità e racconto?
Per disegnare occorre disciplina. Bisogna raggiungere una grande maturità interiore per manifestarsi in modo soddisfacente, ed io cerco di fare questo lavoro di crescita, perché ho un bisogno fortissimo di manifestarmi, di agire, di fare delle cose. Raggiungere questo livello di maturità non significa diventare onnipotenti, ma conoscere i propri limiti, ed entro essi agire perfettamente. Io sto imparando, errore dopo errore a conoscere i miei. Se non ho proprio la testa di coccio riuscirò almeno a fare un buon fumetto in vita mia.
Parlami del talento, del genio di un’artista. Qual è il tuo grado di consapevolezza? Quali sono i tuoi fantasmi?
Chiunque può essere un genio, ma c’è un solo modo per gestire bene la questione: ed è fregarsene. Io non ci riesco e mi metto in competizione con Picasso, Eisner e Kurosawa contemporaneamente, fallendo in maniera misera.
La tua capacità di fotografare il reale, ciò che tu vedi nel reale, è straordinaria. Quanto ti senti influenzato dalla chimica del presente nel disegnare dal vero?
Alle volte cerco di essere più possibile oggettivo, e fare un ricalco della realtà. Quello è esercizio. Altre volte disegno liberamente quello che vedo, modificando leggermente le proporzioni dei corpi seguendo un percorso simbolico o erotico. A volte invece delle proporzioni me ne frego, e concentro tutto su una linea lussuriosa, decorativa. I diversi modi vengono a seconda dell’umore, io li lascio scorrere, dipende molto anche dalla penna che ho in tasca.
Per te come per molti disegnatori, il disegno è una necessità motoria ed esistenziale. Da un’annetto componi e canti canzoni che sono come haiku musicati, sono free jazz con spirito punk. Che mi racconti? Disegno? Musica? Spiega un po’.
Suono con i cinque accordi che conosco, le cui combinazioni sono infinite, e mi riesce facile e divertente, perché non mi aspetto niente da me stesso. La musica è per me un piacere assoluto, barbaro, bruto, totale, e lo sarà finché sarò capace di fregarmene, perché mi arrendo completamente al caso, e mi lascio trasportare. Disegnare è diverso da suonare, ho delle aspettative nei miei confronti, e una linguaggio che, vuoi o no, è costruito dalle molte cose che ho visto e letto. Per organizzare tutto questo materiale c’è bisogno di un grosso lavoro.
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oroscopo
di Amanda Vähämäki
Le nostre serate si concludono in un bar pasticceria che ci offre cornetti caldi, pizzette gommose e l'oroscopo del Resto del Carlino appena uscito dalla stampa. In quel momento sembra improbabile che ci sia un'alba ma l'oroscopo ce lo conferma e ci promette un domani con nuovi progetti d'amore. Il lavoro? A gonfie vele! Il benessere? Tagliatevi le unghie! Noi non abbiamo un amore, non abbiamo un lavoro, a furia di mangiarcele in continuazione non abbiamo più le unghie. Qualcuno dice: quasi quasi un cappuccino me lo prenderei...appoggia la testa sul tavolino lurido e si addormenta. Il segno di questo mese: scorpione
lo spazio bianco
Lo spazio bianco e' lo spazio tra una vignetta e l'altra, dove l'occhio non si sofferma, dove i fumetti sono tutti uguali. Lo Spazio Bianco è anche uno dei più importanti portali dedicati al fumetto in Italia. Nelle scorse settimane abbiamo rilasciato un'intervista ad Ettore Gabrielli, che Lo Spazio Bianco l'ha fondato all'incirca 3 anni fa: si intitola Canicola, i binari del fumetto e la potete leggere qui. Rispondiamo a domande come questa: Il vostro esordio come editori di voi stessi non è passato inosservato, suscitando attenzione, apprezzamenti e critiche, ma sicuramente producendo - nel piccolo spazio che ha il fumetto sperimentale in Italia - una interessante discussione. Non male come esordio, non trovate?
il premio
Come dice cerebroleso qui sotto, nella pagina dei commenti: cavoli, ha vinto giacomo nanni! cazzo, poi ci sono disegni suoi su lo straniero! ciumbia, mi sa che li tocca fare come robbie williams e lasciare i take that per fare il solista :-))) Ad esser precisi però il caro Robbie ha tentato la carriera solista dopo che i Take That si erano sciolti, inoltre, come racconta lui stesso nella sua autobiografia, Feel, pubblicata in questi giorni ci fu un tempo, nel lontano
Poi sul numero 65 di Lo Straniero rivista di Goffredo Fofi attualmente nelle librerie, c’è qualche mia illustrazione. Un abbraccio e grazie a tutti di cuore.
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